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Ciclopi Catania
Club 4x4 
TUNISIA
- PROFONDO SUD
25
ottobre - 2 novembre 2004
L'atmosfera
era quella di sempre, delle grandi imprese, dei viaggi avventura, soprattutto
per coloro che scendevano per la prima volta in Tunisia ed avevano sentito
solo i racconti di chi c'era già stato. Il tutto era sottolineato
dall'obbiettivo che ci eravamo prefissato: arrivare nel profondo sud della
Tunisia attraverso piste ormai inghiottite dalle grandi dune di sabbia,
soprattutto nel tratto dopo El Borma vicino il confine con l'Algeria, per
raggiungere l'ultimo avamposto tunisino tra la Libia e l'Algeria, il villaggio
di Bordj El Kadra, con lo scopo di fornire viveri e vestiario ai pochi abitanti,
nonché giocattoli e penne ai bambini.
Con
questo spirito ci siamo ritrovati, dopo mesi di preparativi, nel pomeriggio assolato
del 25 ottobre 2004 nell'area di servizio di Gelso Bianco sull'autostrada CT-PA:
undici veicoli 4x4 attrezzati di tutto e con a bordo Carlo Vannucci (io) e Cinzia
Ciccia (Nissan Patrol 3300),
Fabrizio e Salvo Brischetto (Toyota KZJ70), Eriberto De Marco e Tania Grasso (in
viaggio di nozze)(Mitshubishi Pajero), Salvo ed Antonio Carmeni (Nissan Patrol
GR 3000), Andrea Alioto e Mauro Caruso (Mitshubishi Pajero), Giuseppe Zappalà e
Massimo Cosimano (Toyota Hi Lux), Massimiliano Greco e Stellina Gulino (Mitshubishi
L200), Alessandro Campisi (il nostro "pittinicchio")(Nissan Patrol
3300), Marco Pagnano e Gisella Gatto (Toyota HDJ80), Graziella Alessi e Marina
Rapisarda (equipaggio femminile)(Daihatsu Rocky), e Gianni Vicari (la nostra guida “spirituale”)(Toyota
Hi Lux).
Con
grande energia iniziavamo
quindi la tappa di trasferimento verso Palermo dove, alle
ore 23.00, ci attendeva la nave per l’attraversamento del Canale di Sicilia,
sulla recente rotta Palermo-Tunisi.
Del
viaggio sulla nave c’è poco da dire: l'unica differenza rispetto ai viaggi
passati è stata la comodità e modernità della nave rispetto a quella della rotta
Trapani-Tunisi. In ogni caso sicuramente più pulita e decente. Il dondolio del
mare ha fatto da sedativo per una tranquilla notte in cabina dopo un'abbondante
cena.
All’arrivo
a Tunisi nella prima mattinata del 26, scesi dalla nave, abbiamo affrontato la
burocrazia della dogana tunisina, anche stavolta, per
fortuna, non troppo logorante. Graziella e Marina venivano "beccate"
con il baracchino a bordo facendo temere il peggio; invece abbiamo scoperto
che presentando copia dei propri documenti insieme ad un modulo da
riempire sul posto, perdendo solo 15 minuti circa, si può essere in regola e non c'è
più il tanto paventato e temporaneo sequestro dell'apparato. Bella novità! Stesso problema, per
notizia, l'abbiamo avuto con i GPS!!!
Subito
quindi in autostrada verso
sud, sulla solita e classica strada che porta a transitare nelle periferie di varie cittadine come
Hammamet, Kairouan, Zaafrana, gustando sempre più la varietà dei paesaggi: dal mare alle colline;
dal verde mediterraneo al giallo delle zone predesertiche. Ed ancora Khelifa, dove ho
acquistato il pane a focaccia fatto dalle donne tunisine
usando forni in pietra posti lungo la strada, per poi fermarci a gustarlo all’ora di
pranzo. Quindi ancora rotta a sud sud/ovest verso Skhira, Gabes, El Hamma e
Kebili, dove già
si scorgono le zone paludose periferiche del grande Chott El Jerid, il lago
salato e dove inizia a prevalere esclusivamente un paesaggio arido con orizzonti
piatti, interrotti solo da qualche piccolo rilievo collinare. Unico intoppo, un surriscaldamento
inspiegabile di una ruota del Rocky di Graziella. Dopo varie ipotesi si
rimontava il tutto, scoprendo però per caso la rottura di un foglio di
balestra. Niente di grave al momento.
Gli
ultimi 30 Km sono stati fatti nella penombra di un tramonto coperto da nuvole
minacciose, ma sempre avide di acqua. Finalmente raggiungiamo la nostra metà, l’ultimo centro abitato prima del grande
deserto: la cittadina di Douz, porta del deserto e punto di riferimento per i
viaggiatori che vogliono andare a vivere l'avventura.
Accettabile
l’albergo, il Sun Palm. Poco varia ma gustosa anche la cena durante la quale, i
venti amici, si sono scambiate
le emozioni del lungo viaggio odierno. Poi un rapido giro tra i negozi di
artigianato di Douz ed una visita ad una vecchia conoscenza di Gianni e Carlo, la guida che spesso è impegnata nell’accompagnamento di gruppi di turisti e
fuoristradisti nel deserto: Abdel Ati Belhaj Brahim che, per il viaggio di
domani, ci
affidava nelle mani del buon Moktar, già conosciuto l'anno scorso. Poi subito a riposare in vista
nella levataccia di domani.
L’emozione
era tanta, soprattutto per coloro che affrontavano questo viaggio per la prima
volta; ma questo non poteva distrarre l’attenzione dai mezzi e dall’equipaggiamento da portare al seguito. Tutto era importante ed andava
controllato. E così, con un tiepido sole che faceva capolino
tra poche nuvole all’orizzonte ed un costante venticello caldo, 11 autisti ed i
9 passeggeri
gironzolavano con ordine attorno ai propri mezzi controllandoli con accurata dovizia, fin
quando veniva dato il via alla carovana. Ovviamente, in vista della prolungata
permanenza nel deserto e considerata la lunghezza del percorso, veniva portato
al seguito un adeguato numero di taniche piene di gasolio (circa tre per auto).
Via
quindi verso est, lungo una strada asfaltata alla non peggio e rugosa, stesa in
modo prevalentemente rettilineo su un territorio aspro e giallo, ma pur sempre
vivo. Fino ad uno specifico incrocio dove ci aspettava una lunga e distruggente
cavalcata sulla terribile e minacciosa "Pipe Line". Chi la conosce sa
di cosa sto parlando. Per gli altri dico che si tratta di un vero tormento per
uomini e mezzi, con buche, salti, molti tratti rugosi detti "toulet ondulè"
che mettono a dura prova le sospensioni dei mezzi, da affrontare a velocità. Tra
le mille piaghe che ci accompagneranno lungo questo viaggio, ne abbiamo avuto anche
una di quelle bibliche, incontrando uno sciame di cavallette (grosse come
uccelli), che
si piantavano sui parabrezza. Per fortuna non ci siamo dovuti fermare il quel
tratto!! Effettuiamo una breve sosta nell'oasi di Bir Soltane,
con la Cuba (pozzo coperto), per fare qualche foto e poi di nuovo in marcia
verso sud. La
destinazione era la zona petrolifera di "El Borma", ma a causa di
diversi inconvenienti meccanici (sospensioni dell' L200 letteralmente smontate
dalle vibrazioni, diverse forature, etc..) e di una sosta pranzo forse troppo lunga,
non raggiungiamo l'obbiettivo e siamo costretti a fare campo 50 Km prima, in
mezzo alle dune. Emerge subito la compattezza del gruppo e la voglia di
divertirsi. Tra lo stupore di Moktar, incredulo, e con Gianni che non credeva
alle sue orecchie, si è arrivati addirittura a celebrare (ovviamente per gioco)
un vero e proprio matrimonio tra Marina e Massimo (soprannominato Petting), tra
mille risate.
Sveglia
all'alba del 28 con il piacere di assistere all'eclissi di luna nel deserto
(indimenticabile). Rapida colazione e subito in marcia per recuperare il tempo
perso ieri. Si arriva al Borma e, dopo aver effettuato rifornimento ad un prezzo
doppio rispetto a tutto il resto della Tunisia, ci si rimette subito in
movimento verso sud, seguendo una pista a volte invisibile e piena di sabbia che
già mette alla prova diversi equipaggi. I veterani intuiscono pure che le
condizioni della sabbia sono pessime e già si teme il peggio. La doccia fredda
arriva dopo circa 85 Km, nel posto di controllo militare di Ech
Chouech (N 31 05.710 - E 9 23.252)
dove, dopo aver verificato i nostri permessi e passaporti, i militari ci informano
del fatto che la traccia verso Bordj El Kadra è impraticabile e che già altri
equipaggi erano tornati indietro dopo aver guastato i loro mezzi. A conferma di
ciò vedevamo una Range Rover nuova fiammante trainata da un unimog in direzione
nord. Era
già ora di pranzo, per cui approfittiamo della sosta per mangiare e discutere
sul da farsi. Si arriva alla conclusione che è inutile provare a scendere
ancora, si perderebbe solo tempo. A malincuore si decide di "piantare lì
la nostra bandiera" e di risalire lungo la
pista già percorsa, per poter raggiungere zone più a nord, con altri villaggi
dove poter consegnare i nostri doni. Risalendo verso nord, utilizzando spesso tratti in fuori pista, giunge la sera; pertanto si organizza un campo tra le
dune e,
allietati dal pane fatto da Moktar, seguendo antiche tradizioni tunisine e con
la buonissima pasta fatta da Gianni, si passa allegramente la serata.
Nella secca
mattinata del 29 ottobre, dopo una classica colazione con pane, biscotti,
latte, caffè e...nutella!!, mettendoci in marcia, Gianni ci informa del fatto
che vorrebbe tentare di arrivare a Tiaret attraverso una pista tra le dune per
poter scendere al nostro obiettivo dalla pipe line. "Siamo con te" è
la nostra intrepida risposta. Questo ci porta a transitare da alcuni pozzi
d'acqua (d'obbligo il bagno ristoratore) e, soprattutto, da una strana
formazione rocciosa a forma di cratere, tipica di un paesaggio libico. Avevamo
però fatto i conti senza l'oste: il forte caldo accompagnato dal costante
vento, anche in questa zona, aveva reso la sabbia soffice e cedevole anche
camminando a piedi. Ed infatti, alle prime salite sulle dune più alte, ci
trovavamo costretti a fare dietro front con i nostri 4x4 ed a
ripiegare nuovamente verso El Borma.
Decidiamo
di non perdere più tempo e, dopo aver di nuovo rifornito i mezzi e rifocillatici,
facevamo subito rotta verso nord, sulla nostra
"cara" pipe line. Inutile dire che abbiamo subito avuto nuovi
inconvenienti come lo svitamento di tre dadi su quattro della piastra che tiene
una balestra dell'Hi Lux di Giuseppe; nuove forature; la rottura del
foglio mastro di una mia balestra anteriore nel patrol; il GR di Salvo che, per
problemi elettronici, non andava oltre i 3000 giri del motore; la rottura di due
fogli di balestre nell'Hi Lux di Gianni; etc... I vari
rallentamenti facevano si che giungessimo nel nuovo campeggio dell'oasi di Ain
Essbat,
a sud di Ksar Ghilane, verso le 20.00 di sera. Solo una buona cena ed una doccia
ristoratrice risollevavano gli amici distrutti, insieme alle
loro 4x4, dalla lunga cavalcata da sud a nord. Emozionante, per molti, provare
per la prima volta a dormire sotto le tende berbere del campeggio, così come
assistere all'esibizione "musical-tamburina" di Alessandro "pittinicchio"
insieme a due musicanti tunisini!!! Ben sistemato il campeggio, con i
gestori educati e disponibili. Si percepiva la stessa atmosfera che si respirava
a Ksar Ghilane circa 15 anni fa, senza il turbinio vorticoso dei turisti e
la cementificazione selvaggia. Chissà per quanto tempo resisterà.
Solita
sveglia mattiniera per una giornata che si prospettava rilassante...o quasi.
Dopo un'abbondante colazione, anche con la classica nutella, ed il controllo dei
mezzi, ci si metteva in movimento verso l'oasi più conosciuta della regione:
Ksar Ghilane. Giusto il tempo di transitare per la Colonna
di Leclerc
e di conoscere i bambini del vicino villaggio, regalando loro giocattoli e
vestiti; poi subito a parcheggiare dentro l'oasi ed a farci il classico bagno
nel laghetto caldo. Ovviamente con la degustazione di un ottimo thè alla menta
servito su tavolini rovesciati per galleggiare sull'acqua. Restiamo lì
beatamente fino all'ora del pranzo, che consumiamo sui
tavolini del bar con la compiacenza del gestore. L'importante è comprare
qualche bibita del bar, comunque senza imposizioni. Usciti nel primo pomeriggio
dal boschetto, direzionandoci verso la pista che porta al Fortino romano, ci
accorgiamo subito della presenza di un vento costante e ben presente, che alza
grosse nubi di sabbia. Molto fastidioso e dannifico per le aspirazioni delle 4x4
non fornite di snorkel. Anche la visita al fortino è disturbata da questo
vento e le foto ci ritraggono tutti con i volti coperti, riparati dalla
sabbia.
Doveva
essere una semplice passeggiata il tragitto dal fortino fino al Caffè "La
porta del deserto"; invece, tra il vento forte e la sabbia soffice, è
diventata una piccola avventura, con tanto di incontro con un piccolo scorpione
sonnambulo che si aggirava tra i nostri piedi nudi, disturbato da tanto
movimento. Arrivo in serata al Caffé, dove si decide di fare campo. La
stanchezza incombe, insieme al pensiero di non aver potuto affrontare le grandi
dune del sud. Ma bisogna inghiottire il boccone amaro e gustarsi ugualmente un
viaggio che, proprio per le anomalie climatiche, si è rivelato molto
impegnativo, anche nei tratti normalmente facili. Ed è proprio la compattezza
del gruppo con la voglia di divertirsi che emergono nella serata, allietata
dalla pasta fatta da Gianni e Marina, in tre gusti. Roba da ristorante di lusso.
Poi tutti a nanna.
Siamo
al 31 ottobre. Essendo saltati tutti i programmi e trovandoci in una posizione
centrale, ma lontana da qualsiasi itinerario più "particolare" (verso
Timbaine o Sabria) visti i tempi a disposizione, si decide di fare un giro ad
anello sulle dune "basse" tra il Caffè e la zona dell'Erg Zmilet, per
divertirsi un pò e rendersi conto ancora una volta delle difficoltà di
guida in quelle condizioni climatiche anche su dune diciamo basse. Ed
infatti, appena messe le ruote sui primi cordoni di dune, notevole è stato lo
sforzo impiegato per poter proseguire. Nel mio Nissan ho dovuto
addirittura effettuare una legatura tra il ponte ed il paraurti anteriore, a
causa della balestra rotta precedentemente, per evitare che la ruota, come già
successo, andasse a sbattere nel parafango. Tante le situazioni che ci hanno
portato a pancia a terra sulla sabbia. La sabbia: incredibile anch’essa come tutto. Ti scorre tra
le dita come acqua, finissima e penetrante dappertutto, ma che non ti sporca. A
completare l'opera la definitiva
rottura della balestra posteriore destra del Rocky di Graziella, che si piantava
con la carrozzeria appoggiata sulla ruota. Incredibile l'elasticità mentale di
Giuseppe Zappalà, soprannominato appunto "Mac Gaiver" come l'eroe dei
famosi telefilm: valutando il problema, ha fatto subito smontare i ganci di
traino ad occhiello dei pajero per farne due piastre che potessero stringere i
tre fogli di balestra rotti (compreso il mastro) con l'unico rimasto integro. Il
tutto condito da un buon caffé e dall'incontro con una bellissima lucertola del
deserto. Impieghiamo tutto il giorno per questo giro "facile" e
baciamo a terra appena riprendiamo la pista diretta per Douz, dove arriviamo
alle prime ombre della sera. Dopo una bella "strigliata" lavareccia in
Hotel ed una abbondante cena, tutti in piazza per alcuni acquisti e per gustare
un buon thé alla menta.
L’avventura
è quasi finita. Ma l' 1 mattina è ancora dedicato ad un'escursione
obbligatoria alla cava delle rose del deserto. Riunitici dopo un’abbondante
colazione e lasciando il mio Patrol ed il Rocky di Graziella in Hotel, ci si mette in marcia verso
il paesino di El Faouar, nella parte meridionale del grande “Chott El Jerid”,
il lago salato. Da lì, dopo aver donato altri giocattoli e vestiti a bambini
del luogo, seguendo una vecchia traccia invasa da dune piccole ma insidiose, siamo
giunti nella zona delle depressioni del lago, per fortuna asciutte, vere
trappole di fango con il terreno bagnato.
Proseguiamo quindi verso il “Chott El Melah”, una depressione diventata
una delle grandi cave a cielo aperto delle famose rose del deserto. Agglomerati
cristallini dalle varie forme che ricordano comunque i boccioli di rose. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le grandezze. I professionisti tunisini
riescono a trovarne anche di centinaia di chili di peso. Noi ci accontentiamo di
quelle più facilmente trasportabili, ma di certo non meno belle.
Rientriamo
a Douz e, prelevate le 4x4 lasciate in hotel ed effettuato il rifornimento
dei mezzi, ci dirigiamo decisamente verso est su un asfalto rugoso che miete una
vittima: una gomma del mio patrol viene tagliata da una pietra. Rapida
sostituzione e di nuovo in marcia per
transitare dal paesino di Tamezret e quindi fermarci ad ammirare le costruzione
troglodite sotterranee di Matmata, dove approfittiamo di un turistico ma tipico
localino per pranzare. Tra le costruzioni sotterranee ne spicca una trasformata
in albergo e dove sono state girate alcune scene del primo film “Guerre
Stellari”.
Sempre
ospitali gli abitanti di Matmata, ma sempre di più solo per scopo turistico,
purtroppo. Anche la cittadina perde sempre più l'atmosfera che la
contraddistingueva. Ci sono strade nuove e nuove costruzioni moderne. Peccato.
Dopo pranzo ci muoviamo, decisamente in forte ritardo, verso Gabes e quindi
verso nord. La tappa era lunga ed arriviamo a Tunisi verso le 2 di notte.
Stanchissimi, ceniamo in Hotel con un piatto freddo e subito a letto.
La
mattina del 2 novembre ci si affretta per effettuare qualche acquisto alla
casbah prima di portarci al porto per l’imbarco sulla nave. Anche lì,
comunque, è possibile fare gli ultimi acquisti-baratti. Proprio nel luogo
d’imbarco, infatti, i commercianti tunisini hanno allestito un vero e proprio
mercatino. Solo quando entriamo le nostre 4x4 sul ponte della nave ci prende
veramente il magone. La vacanza è finita e ci avviciniamo alla realtà della vita quotidiana.
Prima però ci siamo dovuti sorbire una traversata "bestiale", con
mare forza otto e vomitate continue. Sorvoliamo i terribili dettagli.
Il
“mal d’Africa” si è impossessato nuovamente di noi e già si parla della data di
partenza per la prossima avventura, sicuramente una di quelle organizzate da
“Quinta Piena”.
Carlo Vannucci, Presidente del Ciclopi Catania Club 4x4
LE FOTO DELL'AVVENTURA
(foto di:
Cinzia Ciccia, Carlo Vannucci, Graziella Alessi e Marina Rapisarda)
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I NOSTRI
VOLTI





NUOVE FOTO
DELL'AVVENTURA
(foto di
Andrea Alioto e Mauro Caruso)







.....e
l'avventura continua...........
Il
Tracciato....... 
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